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Veduta
della Badia, oggi.

La
Badia ai primi del 900.

17
aprile 1955: inaugurazione Preventorio
Antitubercolare.

Veduta
aerea della Badia, oggi.
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La
Badia dei Celestini - cenni storici
In
amena collina, in contrada Porcina, a circa mezzo
miglio dal centro abitato di Corropoli, in tempi
pagani sorgeva il tempio dedicato alla Dea Flora.
Vennero i Benedettini che nel 1018, abbattuto il
tempio pagano, vi costruirono un Monastero come
viene testimoniato in un distico scolpito su lastra
di pietra. Il Monastero fu dipendenza di S. Pietro
in Ferentillo di Spoleto; in esso oltre agli
alloggi, vi erano officine, biblioteche e
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Scriptorium. Si ha notizia della continua presenza
di persone di elevata cultura e di eccellenti
miniaturisti.
Il
12 dicembre 1497, il Monastero di S. Maria di
Mejulano, nella Diocesi
aprutina, fu ceduto ai Celestini
ad istanza del Duca di Atri e signore di
Corropoli
Andrea Matteo III degli Acquaviva. Nel 1574
fu dichiarato diocesi Nullìus (ossia l'abate non dipendeva
più dal vescovo di Teramo ma era a capo di
una diocesi autonoma) e, tra il 21 marzo e il 20 luglio
1616, il Monastero fu elevato all'onore di Badia.
Nella
seconda metà del '600, per interessamento dell'Abate
Oddo Alberto di Calabria, celestino, l'edificio
fu ampliato e fu particolarmente curata la
parte
esterna.
A
questo punto la storia della Badia di Santa Maria di
Mejulano
s'intreccia con quella della Madonna del Sabato
Santo. Il Monastero custodiva infatti dal 1300 la
miracolosa statua: dei suoi prodigi si ha notizia
nel 1765:
ai primi dell'anno Corropoli venne funestata da una
terribile pestilenza.
I
corropolesi ottennero dai PP. Celestini il permesso di
condurre la statua della Madonna nella chiesa di S.
Agnese e di lasciarvela per parecchio tempo, alla venerazione
di quel popolo. Il terribile flagello presto
passò.
Siamo
ai primi dell'800 ed a causa delle leggi soppressorie
emanate da Napoleone, il Monastero fu ceduto
a privati. Solo ai primi del '900 tornò ad uso pubblico.
Durante la Prima guerra Mondiale (1915-1918),
infatti, per interessamento di Gennaro Flajani allora
sindaco di Corropoli, la Badia fu utilizzata come
campo profughi per ospitare la popolazione di Telve
di Sopra, un piccolo paese del Trentino devastato
dalla guerra. Tra
i due paesi dal 1987 è nato un gemellaggio per ricordarne
l'avvenimento.
Prima
della Seconda guerra Mondiale (1938) l'Amministrazione
Provinciale di Teramo acquistò la Badia
per L. 200.000 dal Signor Di Monte. Iniziarono
i
lavori per la realizzazione di un Preventorio
antitubercolare, i lavori furono interrotti allo
scoppio della Seconda guerra Mondiale, quando il
Ministro dell'Interno decise di utilizzare la Badia
come campo di concentramento (1941). Qui furono
trasportati ebrei, polacchi, austriaci e slavi. Alla
fine della guerra ripresero i lavori che furono
completati nel 1955 ed il 17 Aprile di quello stesso
anno, alla presenza di molte personalità, fu
inaugurato il Consorzio Antitubercolare. Oltre
all'adeguamento strutturale furono realizzati altri
edifici: la chiesa, la scuola, l'ampio parco e
costruito il campo sportivo sull'area che
anticamente ospitava il cimitero dei monaci. Tutto
l'interno fu reso idoneo per la specifica
destinazione di recupero di bambini a rischio di
tubercolosi. Presidente della provincia era l'avv.
Vittorino Tarquini che incaricò della gestione le
suore francescane missionarie del Giglio, di Assisi;
direttore sanitario il dott. Gaetano D'Aristotile.
Il
preventorio chiuse nel Gennaio del 1980 per mancanza
di fondi. Questa data segnò l'inizio di un lungo
oblio per la Badia di S. Maria di Mejulano che venne
depredata di tutto (alla chiusura all'interno furono
lasciati gli arredi, il vestiario dei bambini, i
documenti). Le strutture (tetto ed infissi) prive di
manutenzione subirono danni gravissimi, a tal punto
da far temere per la possibilità del recupero.
Finalmente nel 1988 per l'interessamento del
compianto concittadino prof. Gaetano D'Annuntiis,
all'epoca consigliere regionale il CIPE approvò il
finanziamento per il restauro del monumento, con
fondi della legge 64/86. Finanziamento affidato al
Consorzio Aprutino di Teramo. I lavori iniziarono
nel 1990 e furono completati nel febbraio 1995. Attualmente è sede di liceo scientifico ad indirizzo aeronautico ed economico con annesso convitto.
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Particolare
del lato nord del chiostro, dopo il restauro del
1990.

Particolare
di una colonna del chiostro
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Struttura
architettonica
La
facciata principale rivolta ad ovest, come pure
quella a sud, sono interamente in laterizio e
risultano decorate con elementi goticheggianti. Si
tratta di opera di restauro, avvenuta tra il XVII e
il XVIII secolo. Nella parte sinistra della facciata
principale vi è un corpo più elevato che
anticamente costituiva la facciata della chiesa del
Monastero. Termina con un frontone triangolare che
si eleva per oltre dieci metri dal resto
dell'edificio. Al centro del frontone troviamo una
specie di rosone che racchiude una stella a sei
punte, con una rosa di mattoncini nella parte
centrale.
Tra la facciata rettangolare e la parte triangolare
superiore vi è una bellissima cornice composta da
una serie di cordonature che corrono
orizzontalmente, seguendo i vari rilievi e le varie
rientranze. Nella parte sottostante si ripete la
serie di archetti a tutto tondo, che racchiudono
anch'essi altra serie di piccoli e sottili archi
intrecciati, due affiancati e uno sovrapposto. I due
affiancati sono ad arco leggermente acuto. Gli
archetti pensili, più grandi di quelli centrali, si
concludono sempre con una piccola sfera in cotto.
Un
rettangolo racchiuso da una serie di cornici di cui
una arrotondata, caratterizza la zona centrale della
parte posta sotto il frontone triangolare. La parte
corrispondente al piano superiore dell'edificio,
reca ai lati due finestre rotonde del diametro di
circa un metro, e al centro un rosone del diametro
di circa due metri. Il rosone è interrotto alla
base da un piccolo timpano triangolare che sovrasta
l'arco ogivale del portale.
La
parte destra della facciata è alleggerita da otto
finestre al primo piano e da sei e due grandi
ingressi al piano terra. La prima finestra a
sinistra è stata trasformata in portoncino di
servizio. Le finestre e i portali terminano ad arco
ogivale. Nell'arco ogivale delle otto finestre del
piano superiore, sono racchiusi archi trilobati che
poggiano ai lati di un architrave. All'angolo
nord-est del chiostro si eleva una bellissima torre
quadrata, che termina con una terrazza chiusa da una
merlatura tipo guelfa, in laterizio. Il chiostro è
di forma rettangolare con i lati di m. 18,25x16,50.
Le corsie sono larghe m. 2,80 e sono coperti da
volte a vela. Romanico è lo stile della torre e del
chiostro.
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Frammento
più grande della lapide rinvenuta
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Antica
lapide murata all'ingresso della Badia
Murati
all'ingresso dell'edificio, fino a qualche anno fa,
si potevano ammirare due grossi frammenti di
un'unica lapide (m. 1,03x11,59) e (m. 0,59x0,59),
dello spessore di 10 centimetri, risalenti al XV11
secolo. Si tratta di un contratto di affitto del
Monastero di S. Benedetto a Gabiano (oggi Gabbiano),
da parte dei Celestini di S. Maria di Mejulano.
Nel
1600 il Monastero di S. Benedetto a Gabiano era
occupato dai canonici regolari di S. Giorgio in
Alga. Il 6 dicembre 1668, con Breve di quel giorno,
Clemente IX soppresse quella congregazione. Da
quella data la Prepositura di Gabiano tornò alla
condizione di Commenda secolare. Clemente X, il 29
maggio 1671, la conferì a Mons. Andrea di Aquino,
il quale, il 30 luglio del medesimo anno, la diede
in affitto per un triennio ai monaci di S. Maria di
Mejulano. Il 22 gennaio 1673 i monaci di Mejulano,
pertimore di perdere quell'affitto, si affrettarono
a redigere un nuovo contratto, questa volta per nove
anni. I Celestini, non soddisfatti eli queste
temporanee locazioni, convinsero Mons. D'Aquino che
era divenuto Vescovo di Tricarico, ad una locazione
perpetua con un canone annuo di 240 scudi romani. Le
condizioni furono incise su pietra e la lapide fu
apposta iu luogo aperto a tutti.
I
due frammenti furono rinvenuti poco prima della
seconda guerra mondiale nelle campagne tra Gabiano e
Mejulano, dall'ing. Giovanni Ricci. Dopo il restauro
del Monastero, fu deciso di murarli al suo interno.
In una notte del mese di giugno 1988, durante lo
stato di totale abbandono, la lapide più piccola fu
rubata. Fu immediatamente staccata quella rimasta ed
ora è conservata in un deposito comunale. |