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Il
monastero di S. Benedetto a Gabiano (oggi Gabbiano)
che tuttora rimane in piedi, fu fondato dai
Benedettini Cassinesi intorno al XII sec. Il cenobio
era governato da un preposto soggetto all'Abate di
S. Nicolo a Tordino. Il territorio posseduto da
questi benedettini era vastissimo: ad est arrivava
fino al mare, a sud fino al torrente Vibrata, a nord
e ad ovest fino ai confini di Colonnella,
Controguerra e Corropoli.
Da
Gabiano dipendevano le Chiese di S. Salvatore, S.
Lorenzo e S. Scolastica. Di queste tre, pur se
recentemente ricostruita, soltanto quella di S.
Scolastica rimane ancora aperta al culto dei fedeli.
Ai
Preposti regolari subentrarono i secolari e questo
si rileva da una lettera papale del 7 agosto 1459
con la quale Niccolo V conferì al Cardinale Latino
Orsini la prepositura di Gabiano. L'Orsini tenne la
commenda per 27 anni, dopo di che la fece passare
nelle mani dei Canonici regolari di S. Salvatore in
Lauro di Roma, della Congregazione di S. Giorgio in
Alga di Venezia.
I
Canonici di S. Salvatore entrarono in possesso di
Gabiano però, trovando quei terreni caduti sotto i
regi Stucchi, dovettero faticare molto perché il Re
li rendesse liberi.
Per
interposizione del Duca Andrea Matteo III del 3
giugno 1507, l'intero territorio di Gabiano fu
incorporato al territorio e alla giurisdizione di
Corropoli. Nonostante tale annessione, una parte
notevole del territorio dì Gabiano, oggi entra nel
territorio di Colonnella.
Clemente
X, il 29 maggio 1671, conferì la commenda di
Gabiano a Mons. Andrea di Aqnino che il 30 luglio
dello stesso anno lo diede in affitto, con un canone
annuo di trecento scudi romani, ai monaci di S.
Maria di Mejulano che la tennero fino al 1 giugno
1806, data del sequestro dei beni di San Benedetto a
Gabiano, in quel tempo posseduti da D. Carlo Flauton.
Successivamente
tutti i beni confiscati furono venduti a privati e
la Chiesa di S. Benedetto a Gabiano passò sotto il
titolo di Sant'Antonio Abate.
La
Cappella che oggi misura metri 16,30 per 5,75, sul
finire del secolo scorso ha perduto le due navate
laterali da cui era separata da sei colonne in
laterizio. La copertura è a capriate e sul fondo
non esiste il catino absidale. La facciata in
laterizio che è stata liberata dall'intonaco, reso
ancor più orribile da una scolorita tinteggiatura,
ci si presenta con la parte centrale più alta (su
cui domina un campanile a vela) e con le ali più
basse. Il coronamento è orizzontale, stile molto
comune nelle province di Teramo e L'Aquila.
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