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::: PALIO DE LE BOTTI - LE CONTRADE PARTECIPANTI |
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Accattapane |
Contrada
ACCATTAPANE
Colori:
Rosso e Blu
Simbolo:
Donna con cesto di pane.
Contrada agricola per eccellenza situata su una collina
prospiciente l'abitato di Corropoli. È un posto ideale per
ammirare nella sua totalità e nella sua bellezza il panorama
del centro storico.
Il nome, molto antico della Contrada, viene più volte citato
nelle antiche pergamene e manoscritti dei monaci Celestini
che in questo sito avevano delle fiorenti proprietà terriere
e gli abitanti di questa zona erano dei valenti artigiani
dediti soprattutto alla lavorazione del ferro e della
canapa.
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Centro
Storico |
Contrada
CENTRO STORICO
Colori:
Nero e Giallo
Simbolo:
Castello medioevale dei duchi Acquaviva.
Secondo l’abate Giuseppe Colucci, l’origine di Corropoli si fa
risalire alla metà del V° secolo allorché distrutta dai Vandali e
dai Mori la città di Truentum, i suoi abitanti, fuggiaschi, si
rifugiarono su questa collinetta denominandola Colle di Ripoli, in
seguito modificato in Corropoli. Feudo dei Duchi di Acquaviva, fu
fortificato attorno alla metà del 1400 e vi fu eretto un Palazzo
Baronale con ampi giardini e fontane. L’assetto attuale di Piazza
Piedicorte si fa risalire al 1830 con la demolizione dell’antico
maniero andato in rovina ed al suo posto vi furono costruiti tre
palazzi di pregevole fattura con al centro l’artistica fontana dell’Ambrosii.
Adiacente alla Piazza Piè di Corte si può ammirare il Campanile di
Mastro Antonio da Lodi (sec. XV), con la chiesa di Sant’Agnese sede
del Santuario della Madonna del Sabato Santo e poco distante la
chiesa di San Giuseppe (Sec. XVIII).
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Centurati |
Contrada
CENTURATI
Colori:
Giallo e Azzurro
Simbolo:
Moneta Romana.
Fertilissimo territorio fu colonia militare romana sin dai tempi
di Augusto. Particolarmente ricercato dai Centurioni, Ufficiali
dell’esercito romano, per l’addestramento accurato dei propri
soldati che nelle battaglie avevano il compito di svolgere un ruolo
tattico, assai delicato, nelle strategie di guerra.
Le Centurie vi stazionavano per lunghi periodi ed ognuna, autonoma
rispetto all’altra, aveva un appezzamento ben delimitato di terreno
a forma quadrata. Nel territorio della Contrada si possono vedere
l'Oratorio di S. Rocco (sec. XVIII) e la chiesetta di S. Giuseppe
(sec. XIX) entrambe recentemente e pregevolmente restaurate per
volontà dei Comitati di Contrada.
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Colle |
Contrada
COLLE MEJULANO
Colori:
Rosa e Verde
Simbolo:
Badia di Mejulano.
Insediamento “romano” sin dai primi secoli vi fu eretto un tempio
alla Dea Flora dove le giovinette del luogo vi celebravano delle
feste che si svolgevano nel mese di maggio, denominate maggiolate.
Sulle rovine del tempio pagano, prima dell’anno 1000, i monaci
benedettini dell’insigne monastero di San Pietro di Ferentillo della
Diocesi di Spoleto, vi eressero una prima chiesa dedicata al culto
di Santa Maria. Nel 1497 per volere di Donna Isabella Piccolomini
d’Aragona e del marito Andrea Matteo III duca di Acquaviva, la
prepositura di Santa Maria venne ceduta alla Congregazione dei
monaci Celestini i quali vi edificarono l’Abbazia, che fu dotata di
vistose rendite. Nel 1574 fu dichiarata Nullius e nel 1616 fu
elevata all’onore di Badia. Per effetto delle leggi napoleoniche del
1807 l’Ordine monastico dei Celestini fu soppresso.
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Gabbiano |
Contrada
GABBIANO
Colori:
Bianco e Celeste
Simbolo:
Chiesa di San Benedetto a Gabbiano.
Fu terra di missione per i monaci Benedettini Cassinesi che nel
XII° secolo vi fondarono un monastero con annessa Chiesa intitolata
a San Benedetto tutt’ora esistente ma che avrebbe bisogno di urgenti
strutturali restauri. Nel volgere dei secoli ebbe una vita molto
attiva anche in considerazione dei ricchi possedimenti che aveva in
un territorio vasto e fertilissimo. Nel 1671 Papa Clemente X conferì
la Commenda di Gabiano a Mons. Andrea d’Aquino che a sua volta, per
il canone annuo di 300 scudi romani, la diede in affitto ai monaci
Celestini di S. Maria di Mejulano. La chiesa sul finire del secolo
scorso ha perduto le due navate laterali e di ciò che resta del
monastero, giace nel più desolante e vergognoso abbandono.
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Montagnola |
Contrada
MONTAGNOLA
Colori:
Bianco e Nero
Simbolo:
Testa di Frate Cappuccino.
In tre secoli di storia, la gloria, lo splendore e la decadenza
dei riferimenti storici di questo lembo di territorio Corropolese.
Nel 1694 la Principessa Francesca Caracciolo, moglie di Giosia
Acquaviva, volle fondare il Convento di Santa Maria degli Angeli con
annessa Chiesa in stile barocco, ricca di stucchi e di pitture ad
alto interesse artistico raffiguranti vari Santi. A reggere le sorti
del Convento furono chiamati i Minori Osservanti dell’Ordine di San
Francesco. Il periodo aureo di questo monumento fu tra il 1700 ed il
1811, anno in cui per effetto delle leggi napoleoniche fu soppresso.
Era dotato di una grande biblioteca ed i suoi monaci come un tal
Padre Filippo da S. Chiara, erano richiesti per le predicazioni in
tutte le parti d’Abruzzo. Nel 1967 il Comune fece abbattere il
Campanile a vela e il tetto pericolanti. Da alcuni anni grazie
all’interessamento della Sovrintendenza ai monumenti è in atto un
restauro per salvare ciò che resta dell’antica chiesa con l’auspicio
che in seguito possa interessare l’intero monastero.
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Pianagallo |
Contrada
PIANAGALLO
Colori:
Rosso e Verde
Simbolo:
Gallo su asta Romana.
Questa contrada posta in una posizione strategica di fronte
all’abitato di Colonnella, ha rappresentato per diversi secoli un
punto di osservazione nelle varie vicende belliche sviluppatesi ai
confini tra la terra marchigiana e quella abruzzese. Zona di
frontiera tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio, Corropoli si
trovò sempre a dover subire le conseguenze delle guerre e degli
stanziamenti degli eserciti in lotta; da quelli francesi e spagnoli
a quelli pontifici. Sin dall’antichità noto era il buon vino che si
produceva da queste parti. Nel territorio della Contrada si può
ammirare la chiesa della Madonna della Mirella, restaurata nel 1949
per volontà della Signora Anna Cantarelli Flaiani.
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Piane
S. Donato |
Contrada
PIANE S. DONATO
Colori:
Bianco e Rosso
Simbolo:
Chiesa di S. Donato.
Anticamente doveva essere un insediamento romano. Lo dimostra il
ritrovamento nel corso degli ultimi decenni di diverse tombe a
cappuccina, alcune rinvenute in perfetto stato di conservazione.
Fino a trent’anni fa era una Contrada prettamente agricola sita nel
cuore della pianura della valle del Vibrata. Case agricole
disseminate lungo il territorio e la chiesa di San Donato dove dai
tempi remoti si venera una statua del Santo, portata in processione
per le campagne il 7 agosto di ogni anno. Oggi si avvia a divenire
un centro urbano e commerciale di proporzioni rilevanti che in parte
ha permesso di bloccare il forte esodo abitativo elevato dal
dopo-guerra fino agli anni 80. Il monumento, aperto al culto,
simbolo della vitalità della Contrada ha bisogno di radicali
restauri.
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Ravigliano |
Contrada
RAVIGLIANO
Colori:
Giallo e Rosso
Simbolo:
Chiesa di S. Scolastica.
La Contrada Ravigliano come estensione territoriale è senz’altro
una delle più grandi e fiorenti del territorio di Corropoli,
confinante con quella di Gabiano dove sorge un nucleo industriale
che si avvia ad essere tra i più qualificati della Valle del
Vibrata. Nell’antichità tra le ubertose terre sorgevano diverse
chiesette rurali tra cui quella di S. Scolastica (sec. XIV)
recentemente restaurata che in tempi remoti vi era annesso un
monastero femminile dedicato alla Santa. Adiacente alla chiesa vi è
ancora attiva la Fonte delle Monache, meta da secoli di un
tradizionale pellegrinaggio che si ripete ogni 10 febbraio, di donne
partorienti che si recano alla fonte per bere l’acqua miracolosa
quale auspicio per un buon allattamento.
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Vibrata |
Contrada
VIBRATA
Colori:
Grigio e Verde
Simbolo:
Torrente con capanna di Ripoli.
E’ la contrada che ingloba nel suo territorio l’Area Archeologica
di Ripoli tra le più note ed estese dell’Epoca Neolitica (4-9000
anni fa). La scoprì nel 1867 l’allora medico condotto di Corropoli
Concezio Rosa: oltre 300 fondi di Capanne che permisero di
ricostruire ambiente e vita dell’uomo primitivo con 5163 reperti
riferibili all’Età della Pietra. Nel 1914 l’archeologo Messina
scoprì il sepolcro di Ripoli rinvenendo in una sepoltura lo
scheletro di una donna con il cane. Gli ultimi scavi nel 1970, a cui
presero parte valenti studiosi come Radmilli, Cremonesi ed altri.
Nel sito archeologico, con fondi CEE, è in fase di realizzazione un
Museo Archeologico avente quale obiettivo l’esposizione dei reperti
dell’Antica Ripoli oggi conservati nel museo nazionale di Chieti.
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