insediamenti
neolitici italiani. Il villaggio di Ripoli risulta
il più importante in Italia.
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Col
termine "Preistoria" si suole indicare
quel lunghissimo periodo di tempo di cui manca il
documento scritto e la ricostruzione della civiltà è
affidata soltanto ad oggetti di pietra, di ceramica, alle
necropoli ed alle tracce di abitati.
La
presenza dell'uomo risale a migliaia di anni fa.
L'ambiente in cui viveva mutava periodicamente e in modo
radicale. Nel periodo paleolitico ci furono quattro
periodi di freddo intenso: lo glaciazioni di Gunz, Mindel,
Riss e Wurm. Durante le glaciazioni il livello dei mari si
abbassava e si rialzava nei periodi interglaciali. Le
alternanze climatiche comportarono le migrazioni della
fauna e gli spostamenti della flora: nei periodi glaciali
l'alce, la renna e il mammut abitarono nei territori più
meridionali, il camoscio, lo stambecco e la marmotta
scesero nelle valli e nelle pianure.
Come
è stato detto, questo primo lunghissimo periodo della
preistoria viene indicato con il termine "Paleolitico"
che viene distinto in Inferiore, Medio e Superiore.
Seguono il "Mesolitico" (10-15 mila anni
fa), il "Neolitico" (4-9000 anni fa), l'"Enolitico"
e l'età dei metalli (2-3000 anni fa).
L'Abruzzo
per le sue caratteristiche morfologiche ha potuto ospitare
l'uomo dal paleolitico inferiore in poi, in quell'arco di
tempo valutabile a un milione di anni. Nel Paleolitico, e
forse anche nel Mesolitico, l'economia era basata sulla
caccia e sulla raccolta e l'uomo sfruttava la natura senza
però essere capace di trasformarla in suo favore. Nel
Neolitico l'economia era basata sull'agricoltura,
l'allevamento, la pastorizia. Anche in Abruzzo, sin dal
Paleolitico, l'industria litica, fittile e ossea è stata
sempre fiorente. Manufatti di vari periodi si possono
ammirare nella sezione di preistoria del Museo Nazionale
di Chieti.
RIPOLI
NEOLITICA
A
metà strada tra Corropoli e Alba Adriatica, su un
terrazzo fluviale posto sulla sinistra del torrente
Vibrata, si trova il Villaggio neolitico di Ripoli,
scoperto nel 1867 dal medico condotto di Corropoli Concezio
Rosa. Negli anni successivi egli fece eseguire
numerosi scavi in vari luoghi e raccolse moltissimi
oggetti.
L'11
marzo 1871 il Rosa esplorò per la prima volta la caverna
di S. Angelo sulla montagna dei Fiori. L'8 aprile del 1871
scoprì in contrada Belvedere di Controguerra il primo
fondo di capanna quasi intatto ed il primo villaggio
neolitico. Localizzò le officine della lavorazione della
pietra levigata e della ceramica nelle contrade Gabbiano,
Ravigliano, S. Giuseppe, Castagna, Ferrari, Ripoli, Piane
e Mindoli nel comune di Corropoli, Scendella e Garrufo nel
comune di S. Omero. Quello di Ripoli fu il Villaggio che
risultò più importante. Comprendeva un numero
ragguardevole di capanne in parte scavate nel terreno,
alcune semplici e a pianta circolare, altre doppie e
perfino multiple. Un fossato scoperto nel 1962 circondava
il Villaggio per la comune difesa dei suoi abitanti,
testimoniando quindi con l'organizzazione collettiva, un
notevole impegno sociale. La vita che si svolgeva tra le
capanne era fondata essenzialmente su una economia
agricola, testimoniata da resti animali d'allevamento
(maiali, pecore, capre), da frammenti di macine e da pesi
di telaio.
Gli
impasti della ceramica sono a volte grossolani, di colore
rosso-bruno, includenti anche granuli calcarei, a volte
raffinati, di evidenza giallo-chiara (argilla figulina) o
nerastra con superfici spesso lucidate (bucchero
primitivo) o rossastra. Sono state riconosciute ben 24
diverse forme vascolari (boccale carenato, vaso a fiasco,
olla a breve collo cilindrico, olla a collo cilindrico con
orlo riverso, vasetto a corpo sferoidale, vaso tronconico,
tazza emisferica, vaso a tulipano, vasetto a fruttiera,
vaso carenato, vasetti globulari, vaso a mestolo, vaso a
pipa, colatoio, ecc.).
Belle
le decorazioni a cordoni, a file parallele di dischetti
applicati, a file di cerchietti impressi, a puntini, a
fasci di linee incise, a solcature, a striature, ecc.
Bellissima
la ceramica dipinta con motivi geometrici. Prima della
recentissima scoperta della ceramica dipinta di Catignano
(Pescara), quella di Ripoli era la più antica d'Italia.
Assai
grande è la varietà di anse, elemento che riveste una
particolare importanza ai fini della classificazione della
ceramica. In alcune si è ritenuto di poter osservare una
stilizzazione antropomorfa.Per quanto riguarda l'industria
litica troviamo cuspidi di freccia con codolo centrale e
laterale, schegge ritoccate, strumento a becco e a
troncatura, grattatoi, punteruoli, amigdale, anelloni,
teste da mazza, lisciatoi ed anche oggetti di incerta
classificazione.
Fiorente
l'industria ossea. Sono stati trovati punteruoli, spatole,
falcetti, pendaglietti, ecc.
Molti
gli strumenti di ossidiana e le conchiglie forate per
ornamenti femminili.
I
Ripolini importavano la materia prima ed esportavano i
prodotti lavorati. Il villaggio di Ripoli è stato
giudicato il più importante centro neolitico italiano per
la lavorazione della pietra e della ceramica, ed ha dato
il nome ad una cultura, "La Cultura di Ripoli",
che è durata per oltre un millennio.
Il
Villaggio
Fatta
eccezione per gli scavi più antichi che hanno scarsa
importanza scientifica per mancanza di riferimenti e
relazioni particolareggiate, dal 1960 al 1970 dell'ampio
Villaggio sono stati scavati circa 20 fondi di capanne. È
stato comunque possibile definire l'estensione
dell'insediamento e, grazie alla datazione ottenuta col
C/14 sui carboni presenti nei fondi delle capanne, si ha
precisa testimonianza dell'attività del Villaggio che era
prospero fino a 5500 anni fa. La capanna era chiusa con
tronchi e frasche, sigillata alla base con creta, il tetto
quasi certamente era di frasche e terra. La durata media
di una capanna era di circa 30 anni. Vi erano capanne
circolari, ovali, a forma di rene, doppie e multiple. Il
diametro andava da m. 1,50 a 3-4,50). Venivano scavate nel
terreno argilloso e alcune anche in banchi di ghiaia
intercalati all'argilla del terrazzo.
La
Sepoltura
Poiché
non sono state rinvenute altre sepolture nel corso degli
ultimi scavi si fa riferimento agli scavi del primo
quindicennio del secolo scorso, durante i quali furono
trovate 11 sepolture. I morti venivano sepolti in fosse
comuni scavate per lo più nella ghiaia. Tutti gli
scheletri infatti sono stati rinvenuti in posizione
rannicchiata. Le fosse contenevano spesso resti ceramici,
ciottoli e macine e pare che fossero riempite col
terriccio delle capanne, per cui è difficile stabilire se
i materiali rinvenuti in esse possano ritenersi corredo
funebre o facessero semplicemente parte del riempimento. |
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Tomba
della "Donna Col Cane". Deposito
del Museo Nazionale di Chieti. |
Donna
col cane
Durante
la campagna di scavo del 1914 il Messina scoprì il
sepolcreto di Ripoli. In una delle sepolture trovò
intatto lo scheletro di una donna rannicchiata, ed ai
suoi piedi quello di un cane.
Il
tutto fu portato alla Soprintendenza di Ancona cui
allora apparteneva l'Abruzzo. La tomba nel 1972 fu
riportata a Chieti e, dopo accurati restauri, esposta
nella sezione di preistoria di quel museo. Oggi rimossa
e conservata nei depositi.
La
posizione rannicchiata della donna e la presenza del
cane sembra abbiano un valore cultuale: il ritorno
dell'uomo nel grembo della madre (terra), e l'uccisione
e sepoltura dell'amico più fedele, accanto al corpo del
padrone.
Gli
scavi e le iniziative
Con
i primi anni del Regno d'Italia vediamo sorgere in
Abruzzo una schiera di studiosi che si interessano a
questa scienza nata da poco.
Ricordiamo
Vincenzo Zecca, Alessandro Colaprete, Antonio De Nino,
Achille Oraziani, Camillo Macchia, Carlo Bianchini e
Concezio Rosa. Essi dedicarono molto del loro
tempo alla scoperta di stazioni preistoriche sia
all'aperto che dentro le caverne.
Concezio
Rosa, come è stato detto, scoprì stazioni del
Paleolitico Inferiore, Medio e del Neolitico. A Ripoli
portò alla luce circa 300 fondi di capanne e riuscì a
collezionare 5163 oggetti riferibili all'età della
pietra. Ottenne tanti consensi da parte di scien-ziati.
Nel 1873 offrì senza successo tutta la sua collezione
alla Provincia di Teramo. L'offerta l'anno successivo fu
rivolta al sindaco di Roma ed al ministro della pubblica
istruzione per la somma di L. 40.000. Nessuna risposta
confortante giunse al Rosa. Due anni dopo la sua morte
avvenuta a soli 52 anni il 30 marzo 1876, il Ministro
della P.I. incaricò il prof. Pigorini di recarsi a
Tortoreto, dove nel frattempo la famiglia si era
trasferita, per ritirare la collezione da destinare al
Museo Preistorico del Collegio Romano, oggi Museo
Pigorini. Agli eredi fu consegnata la somma di L. 9.000,
mentre le ricerche erano costate al Rosa oltre 20 mila
lire.
Nel
1910 gli scavi furono eseguiti da Angelo Mosso, ma non
esiste una relazione dei lavori per l'improvvisa
scomparsa dello studioso. I materiali rinvenuti furono
sistemati nella raccolta preistorica del Museo di Ancona
dopo il 1930 da Ugo Rellini.
Innocenze
dall'Osso, allora Soprintendente alle antichità delle
Marche e degli Abruzzi, nel novembre 1913 e nel gennaio
1914 incaricò l'assistente Messina di riprendere
gli scavi di Ripoli. Di questa campagna però esiste un
rapporto pubblicato da Ugo Rellini in "La più
antica ceramica dipinta in Italia" (1934). Il
Messina scavò ancora dal 19 aprile al 12 maggio 1915.
Dopo
un intervallo di 45 anni, nel 1960 ripresero gli scavi a
Ripoli, per opera del Comitato per le Ricerche
Preistoriche in Abruzzo, presieduto dal Soprintendete
Valerio Cianfarani e diretto da Antonio Mario Radmilli
dell'università di Pisa. Agli scavi parteciparono
Renata Grifoni, Giuliano Cremonesi e molti altri. La
prima campagna di scavo ci fu nel 1960, la seconda nel
1961, la terza nel settembre 1962 che portò
all'importante scoperta del fossato, la quarta a luglio
ed agosto 1963, la quinta a luglio del 1964 e l'ultima a
luglio del 1970.
Alla
riuscita delle sei campagne di scavo diede un altissimo
contributo il medico Emilio Tonelli. Furono eseguiti
scavi altamente scientifici su 20 fondi di capanne.
Su
iniziativa dell'allora presidente dell'Amministrazione
Provinciale Giuseppe Lupini, con deliberazione
consiliare n. 275 dell'8 ottobre 1973, con una spesa di
L. 16 milioni e 640 mila, furono acquistati 20.800 metri
quadrati di quell'area archeologica (in catasto foglio
21, particelle 37 e 39). Proprietaria era Anna
Flajani in Cantarelli.
Nel
1981, durante i lavori per un impianto di irrigazione,
fu scoperta un'ampia sepoltura con moltissima ceramica
dipinta.
Successivamente le opportunità date dalla L. 64/86 hanno consentito il finanziamento degli
"Itinerari Turistici della Val Vibrata", su iniziativa del
Consorzio Aprutino di Teramo e dietro l'impulso dell'allora consigliere regionale
Gaetano D'Annuntiis.
All'interno dei progetti finanziati il "Museo e Parco Archeologico di Ripoli" assume un ruolo determinante sia sotto il profilo dimensionale (4,000 mq. circa) che strategico, essendo posto a ridosso della costa
Adriatica e punto di partenza dell'Itinerario della Ceramica.
La struttura si propone di ospitare:
- i reperti, attualmente conservati nel museo Pigorini di Roma, frutto delle ricerche del
Dr. Concezio Rosa.
- una sezione didattica e di ricerca con una foresteria a disposizione degli studiosi.
- attrezzature complementari.
I lavori, sono stati riconsegnati ed attualmente sono in corso incontri con la sovraintendenza archeologica di Chieti.
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