Reperti
rinvenuti nel corso degli scavi archeologici nel mese di
maggio 1990 alla Badia di Corropoli.
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Nel
III secolo a.C. i romani penetrarono in Abruzzo e vi
fondarono numerose colonie. Le prime furono Carseoli (Carsoli)
e Alba Fucens (303 a.C.), seguite poi da Amiternum (293
a.C.), Hatria (Atri 289 a.C.), Interamnia (Teramo 268
a.C.). Castrum Novum (Giulianova 264 a.C.). Castrum Novum
e Fermo avevano il compito di proteggere il conquistato
agro Piceno che comprendeva anche l'agro Palmense il cui
centro era costituito dalla Val Vibrata. Interamnia fu
colonia militare e, in seguito, contemporaneamente
municipio e colonia. Dure e sanguinose furono però le
guerre che Roma dovette affrontare per impadronirsi di
questi territori allora popolati da tribù di pastori e
guerrieri come i Marsi, Equi, Sabini, Peligni, Vestini,
Pretuzi, Marrucini, Pentri, Caudini e Frentani. Per
ottenere la concessione della cittadinanza, nel 91 a.C. le
citate tribù, riunite nella lega chiamata
"Italica", dovettero affrontare la famosa guerra
Sociale. La cittadina di Corfinio (Pentima) fu eletta
capitale della Confederazione.
Ad
incoraggiare questa dura guerra fu anche la famosa rivolta
di Ascoli nel Piceno contro il prepotere romano. Roma
però ebbe pieno successo sia in Ascoli (89 a.C.) che fra
le impervie giogaie del futuro Abruzzo e del futuro Molise
(88 a.C.). Nell'89 era stata approvata la "Lex Plauta
Papiria" che, completando l'effetto della precedente
"Lex lulia de civitate", concedeva la
cittadinanza romana a tutti quei confederati che entro 60
giorni si fossero recati a Roma per far registrare il
proprio nome dal magistrato competente. Le guerre civili
cessarono con Ottaviano (41-31 a.C.) e iniziò anche per
queste località un periodo di pace, di riforme, di
benessere. Queste terre si arricchirono dì reti stradali
che favorirono moltissimo i traffici, e lo sviluppo
economico. La colonizzazione romana iniziata ai primi
momenti dell'occupazione per fini prevalentemente
militari, si intensificò e assunse un valore sociale e
storico soltanto nella prima metà del 1 secolo a.C., ai
tempi di Siila. La zona settentrionale della costa
abruzzese si arricchì di coloni romani. In questi valli,
favorevoli alla colti-vazione della vite e dell'ulivo, si
introdusse il sistema di conduzione agricola detto della
"Villa". Augusto, per ragioni statistiche,
divise l'Italia in 11 regioni. La parte settentrionale
dell'attuale Abruzzo fece parte della V Regione Picena,
mentre il resto appartenne alla IV. A S. Omero e in altre
località della vallata, quel popolo ha lasciato segni
tangibili del suo ingegno, della sua arte, della sua
civiltà.
Interessanti
scoperte alla Badia, a Colle Porcino e al Bivio
Nel
corso dei restauri della Badia avvennero dei fatti nuovi
per cui si rese necessaria una variante al progetto.
Nell'ala nord vennero alla luce le intere fondamenta della
chiesa del vecchio monastero dei Benedettini (abside
compresa), che successivamente i Celestini demolirono per
creare un edificio più grande e funzionale.Furono trovati
pavimenti in cocciopesto e mosaici romani anche del
periodo Imperiale. Vennero alla luce resti di un grosso
incendio avvenuto nel periodo romano. Dallo scavo vennero
fuori grossi frammenti di anfore, bellissime antefisse in
cotto ed altri importanti reperti. Interessantissimo anche
il cunicolo del periodo medioevale rinvenuto nei
sotterranei: da molte testimonianze di anziani, sembra che
il cunicolo prosegua anche all'esterno del monumento per
raggiungere un altro monastero nei pressi di Controguerra.
Sia nella parte esterna, lato est, che nel chiostro,
furono trovate bellissime cisterne in cotto per la
conservazione del frumento. A nord e ad est, nella parte
esterna, si riportarono alla luce ampie strutture murarie
e una cisterna per l'acqua. Si intrecciano continuamente
resti di strutture romane dal I secolo a.C. al II secolo d.C.
a strutture medioevali. Le costruzioni sono di natura
civile (forse una villa romana) e monastica.
Moltissimi
e interessanti i frammenti di anfore di varia tipologia,
transenne, tegoloni ed ambra. Molto belle le due ciotole
di ceramica ingubbiata del XIV secolo.
Gli
scavi archeologici furono diretti dal dott. Andrea
Staffa, ispettore della Soprintendenza di Chieti, che
si avvalse della preziosa collaborazione di Osvaldo
Corneli, sempre della Soprintendenza, di Simona
Pannici dell'Università di Roma e di un gruppo di
dipendenti della ditta Cingoli.
Nella
vasta area del Bivio e in modo particolare a Colle Maiulano,
al tempo di Roma vi dovevano essere considerevoli
insediamenti. Lo dimostrano gli avanzi di costruzione, i
reperti archeologici e le tombe a cappuccina che con molta
frequenza si rinvengono durante i normali lavori agricoli
e durante gli scavi più profondi.
Cisterne
di Colle Porcinio
Due
erano gli avanzi di cisterne (o tempietti) che fino a
qualche anno fa ancora si potevano vedere in contrada
Colle Porcino, sulla proprietà di Guerino Reginelli,
Luigi Ricci e di altri. Il rudere che insiste sulla
proprietà del Reginelli e del Ricci, affiora dal terreno
per un'altezza che va da 50 centimetri ad un metro. Si
tratta di una muratura circolare in calcestruzzo di 60
centimetri di spessore, del diametro di m. 15. Buona parte
di essa non è visibile.La cisterna (o tempietto) che si
trovava sulla ex proprietà degli eredi Ciarpelli,
a circa 300 metri a sud-ovest della precedente, era in
ottimo stato di conservazione. Era una costruzione
circolare con un prolungamento di circa tre metri nella
parte sud. La muratura, in durissimo calcestruzzo aveva
uno spessore di 55 centimetri. Il diametro della vasca era
di m. 5,90 e la sua profondità di 1,10. Una gettata di
calcestruzzo, dello spessore di 40 centimetri circa,
faceva da fondo alla costruzione.
Tombe
a Cappuccina
Circa
500 metri dopo il bivio di Corropoli, verso Alba
Adriatica, 200 metri a sud della statale 259, sul terreno
del marchese Ottavio Flajani, nella primavera del
1980 furono scoperte 4 tombe romane a cappuccina del I-II
secolo d.C. Delle quattro soltanto la tomba A era in
perfetto stato di conservazione. Al dott. Stefano Musco
di Roma, alla dottoressa Stefania Panella de
L'Aquila e al tecnico rilevatore Eliano Donato
Tufillaro, tutti della Cooperativa "Archeologia e
Territorio" che operava nella zona, fu dato
l'incarico di scavarle. La tomba A era posta a m. 1,10 dal
livello del terreno. Era lunga m. 2, larga 0,62 e alta
0,50. Il suo orientamento era est-ovest, 56 gradi nord. Fu
scavata nei giorni 16 e 17 giugno 1980. Il corredo era
costituito da una lucerna e una moneta. Lo scheletro era
intatto: si notavano soltanto delle tracce di combustione
in corrispondenza della testa. Con molta probabilità si
sarà trattato di un fatto rituale.
Nella
tomba B, orientata come la precedente, furono trovate
circa 60 palline di ferro, simili a dei ceci, e una
piccola olla alta 10 centimetri.
Pochissime
cose furono trovate nelle tombe C e D. Si presume che in
quel terreno si nasconda una vasta area sepolcrale del
I-II secolo d.C. |